Specializzato in psicoterapia cognitiva

L’importanza del primo colloquio con lo psicologo

Il primo colloquio è  il momento in cui si pongono le basi sulle quali verrà costruito il rapporto terapeutico.

Il paziente manifesta il bisogno di sostegno, dopo avere già superato le proprie difficoltà e resistenze nel riconoscere questo bisogno e nel darvi ascolto.

Non è sempre facile accettare di chiedere aiuto ad  un professionista,  una persona  che non si conosce, della quale abbiamo solo sentito parlare o di cui conosciamo solo un numero di telefono o un sito internet.

Spesso è necessario poter liberarsi  da incertezze, dalla paura di aprirsi a qualcuno, dalle diffidenze verso la psicoterapia in senso generale e dal dubbio che proprio  quel psicoterapeuta sia il professionista migliore a cui rivolgersi (“perché proprio il Dr…?”).

IL PAZIENTE VALUTA IL TERAPEUTA

Il primo incontro di conoscenza è il momento durante il quale il paziente valuta il terapeuta: il suo modo di porsi e le prime risposte ai bisogni riportati.

Va alla ricerca di tutte quelle informazioni per lui importanti per crearsi una prima impressione del professionista, prestando attenzione alla sua gestualità, al suo modo di vestirsi, al tono della voce, all’aspetto giovanile o meno; può prestare attenzione all’ambiente in cui avviene l’incontro e talvolta anche intercettarne il “profumo”.

Il paziente si offre la possibilità di testare poco alla volta lo psicologo, per poi decidere di rivolgersi a lui quando, come, quanto e se lo vuole.

E’ uno “studio” che talvolta avviene solo a livello di sensazioni o impressioni, per valutare se si crea  un sufficiente senso di sicurezza di potere essere accolto nel bisogno di parlare, di stare zitto, di affrontare determinati argomenti o di evitarne altri.

In un primo momento il paziente  può anche aprirsi poco, dire poche cose di sé, temporeggiando nell’abbattimento delle proprie barriere difensive.

Il terapeuta deve mostrare sensibilità e rispetto per non forzare la disponibilità ad aprirsi già dal primo incontro. Non è facile infatti per tutti esprimere disagi o difficoltà; ciascuno ha le proprie tempistiche per aprirsi liberamente e consentire al terapeuta di entrare nella sua intimità.

Il primo colloquio può gettare le basi per la creazione di un rapporto di fiducia nel quale il paziente può cominciare a vedere il terapeuta come proprio alleato.

IL TERAPEUTA NON GIUDICA

E’ importante che il terapeuta, come anche nel corso di tutta la terapia seguente, si astenga da ogni forma di giudizio:  a nessuno piace sentirsi giudicato ed “etichettato”.

Il terapeuta  si mostra umile, attento, curioso e interessato nei confronti della persona che ha davanti. E’ disponibile all’ascolto lontano da ogni forma di pregiudizio, ponendo quesiti che sono solo inviti ad affrontare specifici argomenti che possono essere importanti. Per tale motivo è fondamentale non riempire per forza di parole i momenti di silenzio del paziente. Anche il silenzio infatti può essere un bisogno e come tale deve essere rispettato.

Il terapeuta può venire a conoscenza della sfera emotiva dell’altro solo entrando in punta dei piedi”, con il massimo rispetto, delicatezza ed educazione. E’ il paziente stesso che governa il ritmo della conversazione.

LE FASI

Lo psicoterapeuta effettua l’analisi della domanda di terapia valutando le aspettative del  paziente,  riformulando  quelle che sono eccessive e indagando l’effettiva motivazione ad intraprendere un percorso proprio in quel momento della vita.

Alla fine del colloquio egli fornisce una forma di restituzione o di chiusura dell’incontro:

  1. presenta cosa può fare effettivamente ed esplica il suo modus operandi: informa su come avviene il percorso terapeutico lasciando il tempo per valutare se cominciare la terapia.
  2. contestualizza ciò che il paziente presenta come problema,  che  spesso è visto come  una difficoltà del presente, accompagnandolo a chiedersi se è effettivamente qualcosa di circostanziato al momento attuale o se trova le sue origini nel passato:  Quando è cominciato? È successo altre volte? In quali occasioni si è presentato o si presenta?
  3. valuta ciò che il paziente ha fatto finora per fronteggiare la difficoltà prendendo in considerazione i limiti e le risorse attuali.
  4.  apre un confronto sulle aspettative del paziente.

Dopo un primo colloquio il paziente può anche non aderire alla proposta del terapeuta e i motivi possono essere diversi: paura di dare inizio al percorso, sensazione di non essere stati capiti o aspettative che possono non essere realizzate.

Allo stesso modo il terapeuta può aver la sincerità di non ritenersi il terapeuta giusto per quella persona e indirizzarla diversamente.

Nel caso in cui la domanda del paziente incontra la disponibilità del terapeuta, inizia il percorso terapeutico.

Come primo colloquio talvolta non è sufficiente solo la prima seduta di conoscenza, ma può essere necessario un insieme di incontri.

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