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IL NARCISIMO: TRA NORMALITA’ E PATOLOGIA

 

Nel linguaggio quotidiano siamo soliti a definire “narciso” colui che pecca di vanità, di egoismo e di disinteresse per gli altri….ma è veramente così?

Cos’è il narcisismo?

Il narcisismo è un atteggiamento psicologico inconscio, non regolato razionalmente.

E’ un tratto “sano” della personalità. E’ relativo all’amor proprio; è fondamentale per una serena auto-accettazione e quindi per un buon rapporto con sé stessi e con gli altri; si rende necessario per sentirsi integrati nella società in quanto persona con i propri pensieri, gusti, interessi, sebbene ciò  comporti di mettere parzialmente in secondo piano gli altri.

Ci troviamo in un mondo in cui i social ci investono ininterrottamente proponendoci modelli con cui  costantemente ci confrontiamo, mettendo in discussione la visione/percezione che abbiamo di noi. Il “sano” narcisismo ci aiuta a scindere ciò che può essere veramente nostro e ciò che invece non ci appartiene.

Lo stesso accade quando conosciamo nuove persone e ci chiediamo se coltivare un rapporto con loro corrisponda effettivamente al nostro desiderio di benessere ed auto-riconoscimento.

Il narcisismo assume una connotazione negativa se si manifesta in modo eccessivo, quando diventa  egocentrismo, presente quando l’individuo si pone al centro di tutto, non riuscendo a dare la giusta misura del senso di sé.

NORMALITA’ – PATOLOGIA

Come ogni altro tratto di personalità, la differenza fra normalità e patologia (o disturbo) è data dall’aspetto quantitativo. Nel caso di narcisismo si cammina continuamente fra una sano amor proprio ed un eccessivo egocentrismo.

In questa ottica, il narcisista patologico, quando deve acquisire nuova visione del mondo o di sé o ha maggiori difficoltà a comprenderla poiché sta entrando in contatto con qualcosa che rischia di mettere in discussione il proprio equilibrio. Egli oppone una certa resistenza a comprendere un concetto che non parte dal proprio pensiero e che quindi rischia di  perturbare il suo equilibrio.

NARCISISMO PRIMARIO – NARCISISMO SECONDARIO

Freud stesso ha sottolineato l’importanza e la normalità del narcisismo primario; è quello tipico del bambino appena nato, che non è ancora in grado di vedere l’altro (la madre) come diverso da sé, ma che vede la madre come un prolungamento di sé per aver la soddisfazione dei propri bisogni.

Lungo il percorso di crescita questa forma di narcisismo viene per forza messa in discussione nel momento in cui il bambino entra in contatto progressivamente non solo con la sua unica figura di riferimento (madre) ma anche prima con l’ambiente circostante e in seguito con il mondo intero.

A questo punto la possibilità di avere una soddisfacente vita relazionale dipende dalla propensione a prendere in considerazione l’altra persona, coinvolgerla nel proprio pensiero, mantenendo la giusta “distanza” fra i diversi pensieri dei soggetti coinvolti.

Per narcisismo secondario si fa riferimento alla maggiore o minore tendenza ad eliminare gli altri, in quanto persone autonome con i propri pensieri, affetti e rappresentazioni della realtà diverse dalla propria, al fine di mantenere saldo il proprio equilibrio interno. Ciò avviene secondo un processo inconscio, di cui non ci rendiamo conto. Le persone con le quali entriamo in contatto sono quindi prese in considerazione solo in funzione della ricerca di una conferma delle nostre idee e del conseguimento dei nostri obiettivi. Se così non fosse verrebbe messo in discussione l’equilibrio narcisistico con conseguenti atteggiamenti rabbiosi, aggressivi verso chi si percepisce diverso da sé.

Il giusto equilibrio è dato dalla migliore combinazione fra il bisogno narcisistico e il bisogno relazionale. Tale combinazione comprende: senso di sicurezza, autostima e orgoglio che ci consentono di entrare serenamente in relazione con gli altri e con noi stessi, tollerando le occasioni in cui ci sentiamo messi alla prova, senza rischiare di perdere le nostre certezze, né tantomeno pretendere che queste diventino necessariamente quelle degli altri.

Ci possiamo allora chiedere: quanto sono forti le nostre difese narcisistiche davanti a questo continuo “bombardamento” di stimoli, di novità, di confronti?

FERITA NARCISISTICA

Cosa succede se lo specchio dovesse rompersi? …e non riflettere più la bella immagine che vogliamo vedere di noi stessi? Può capitare che in alcuni momenti della vita le cose non avvengano esattamente come vogliamo noi; o possano verificarsi occasioni nelle quali siamo stanchi, demotivati e non riusciamo a vederci come il primo o il “bello”.

A tutti è capitato di passare momenti no e a tutti capiterà di andare incontro per esempio all’età che avanza, dovere riformulare l’immagine che abbiamo di noi stessi, individuare un altro modello di “bellezza” a cui ispirarsi o un altro specchio in cui ricercare la nostra immagine ideale.

Subentra spesso un atteggiamento arrogante che funge da difesa contro le insicurezze interne. L’arroganza infatti diviene il mezzo per avere la meglio nella lotta che inconsciamente abbiamo con il mondo; si proietta nel mondo (nello specchio) e nella relazione con l’altro l’immagine di sé forte e “bello” che si vorrebbe avere, in contrasto con il dubbioso e timoroso senso di sé.

TERAPIA

Come per ogni altro tipo di difficoltà o malessere psicologico, per dare inizio ad un percorso di terapia è fondamentale che sia la persona stessa a rendersi conto di necessitare di un supporto esterno per far fronte alle proprie difficoltà che solitamente il narcisista attribuisce a qualcosa di esterno, non mostrandosi disposto a mettersi in discussione.

Il narcisista fatica a chiedere aiuto, che significherebbe riconoscere una propria incapacità ed il doversi aprire con fiducia a qualcuno maggiormente competente.

Spesso il paziente entra in un’ottica di conflitto anche con il terapeuta sul quale sente il bisogno di trionfare.

In una prima fase di creazione di un rapporto di fiducia il terapeuta deve:

  • cercare di entrare in un’alleanza, sottolineando l’autorevolezza e il primato del paziente.
  • non accogliere l’invito ad entrare all’interno di una competizione o di contraddittorio che rischierebbe di aprire una ferita narcisistica.

In questo contesto è fondamentale non lavorare a livello terapeutico sul narcisismo in quanto tale, ma sulle difficoltà derivanti dall’incongruenza fra le aspettative che il soggetto ha verso l’ambiente esterno ed i feedback (le risposte) derivanti dall’ambiente stesso. Il narcisista infatti si può aspettare di essere lodato, gratificato dagli altri, ma come reagisce emotivamente se questo non avviene?

Una volta che si è creato un rapporto di fiducia terapeuta-paziente, è possibile cominciare a sondare le motivazioni che inducono il bisogno di mantenere un’immagine grandiosa di sé, che non può tollerare di essere messa in discussione.

Sono solito a chiedermi quanto un qualsiasi comportamento (più o meno funzionale o patologico che sia) venga messo in atto anche solo per difendersi da un disagio emotivo “intollerabile”. Partendo da questo quesito accompagno il paziente durante il percorso terapeutico a sondare le possibili motivazioni che sono alla base del comportamento, senza metterlo comunque in discussione.

Il fine ultimo è accompagnare la persona a trovare le sue chiavi di lettura per avere maggiore comprensione di sé e di entrare in relazione diversamente con gli altri e con sé stesso.

CONCLUSIONE

E’ importante che ciascuno di noi possa aderire con flessibilità all’immagine che pretende di visualizzare nel suo specchio, per potersi adattare alle diverse situazioni della vita quotidiana. Il narcisista, che fatica ad accettare visioni diverse dalle proprie, accetti di valutare con serenità una diversa rappresentazione della realtà da quella che vuole avere.

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