Specializzato in psicoterapia cognitiva

Chirurgia estetica e psicologia

LA BELLEZZA A TUTTI I COSTI

Abbiamo spesso la necessità di conformarci ad un personaggio ideale che oggigiorno è verosimilmente l’influencer con migliaia di like; i canoni di bellezza tuttavia non sono più legati alla “perfezione”, che anni addietro si associava alla modella o all’attore del momento.

C’è chi vuole raddrizzare le orecchie a sventola, chi vuole rimuovere la gobbetta del naso, potremmo desiderare di oppure chi vuole distendere le rughe del viso quando ritiene che esso non rappresenti l’età che si sente di avere (o che desidera mostrare).

Il ricorso alla chirurgia plastica è la soluzione più immediata e semplice per risolvere questi crucci e per tentare di somigliare ai nostri idoli. Il percorso è tuttavia gremito da dubbi ed ansie ed uno psicologo può accompagnare a prenderne contatto per eventualmente superarli.

Molti interrogativi spesso precedono infatti la presa di decisione: riuscirà il chirurgo a farmi apparire come desidero? E se non dovessi piacermi più? Se non dovessi riconoscermi? Se l’anestesia o l’intervento mi arrecassero dei danni fisiologici? Le persone che mi stanno vicino mi giudicheranno come una persona superficiale?

Sono alcune delle domande più comuni che le persone che intendono ricorrere alla chirurgia plastica si pongono prima dell’intervento. A volte le risposte portano a dissuadere dal ricorrere ad un “aiutino”, che in realtà può renderci più sereni con noi stessi.

Quando la ricerca della bellezza non è solo il desiderio di piacersi di più, ma è collegata ad un disagio psichico più profondo, può essere necessaria un’analisi introspettiva sul perché di un intervento estetico. Ci si può chiedere se è realmente necessario, se siamo pronti ad accettare una nuova immagine allo specchio, se le persone intorno a noi si rapporteranno a noi diversamente rispetto a quanto avviene attualmente.

Immagine corporea e desiderio di modificarla

Si possono quindi indagare quali criteri che portano ad indicare la scelta di affidarsi alla chirurgia estetica come “più o meno sana”.

La chirurgia è talvolta effettivamente qualcosa di necessario per accrescere il benessere dell’individuo, ma talvolta può divenire “dannoso” nel lungo periodo.

Nel mondo in cui viviamo siamo spesso spinti a voler somigliare all’ideale di bellezza del momento, rischiando di “squalificare” o scoraggiare tutti coloro che sono ritenuti lontano da questo ideale, con il conseguente disagio emotivo.

Cerchiamo di capire cosa si intente per  immagine positiva di sé, quali sono i fondamenti su cui si vuole costruirla. Inoltre scopriamo quanto la distanza fra la forma idealizzata e la forma reale di noi stessi è fondamentale per il nostro benessere psicologico .

Nel corso della vita è possibile che subentrino dei difetti fisici, che il nostro corpo cambi per incidente o per normale invecchiamento.

Talvolta il rapporto con il corpo o con l’immagine che abbiamo o vorremmo avere di esso, induce a scelte di vita che possono essere estremizzati. Il corpo può diventare spesso il tramite principale per la costruzione della nostra identità e del nostro essere nel mondo; esso viene visto come l’unica via per attuare un cambiamento, canalizzando su di esso sul corpo tutte le nostre aspirazioni di crescita, di accettazione, di riscatto o di rivincita.

La chirurgia offre quindi l’impressione di poter realizzare i nostri sogni, ma è realmente così? E’ davvero la chirurgia il mezzo ottimale per colmare ciò che sono i nostri possibili “vuoti di autostima”? Su cosa riteniamo che sia meglio basare la nostra auto-accettazione: su aspetti di estetica? Su cosa si basa realmente lo scarso giudizio che abbiamo di noi stessi? E’ proprio necessario avere il giudizio ottimale di noi, o possiamo accettarci e volerci bene per ciò che siamo?

La decisione di affidarsi alla chirurgia è avvenuta con la lucidità necessaria alla ricerca del benessere personale? Abbiamo considerato tutte le variabili in gioco?

Le nostre decisioni avvengono talvolta assecondando le incertezze che caratterizzano personalità, ma che permangono nonostante l’intervento di chirurgia.…

C’è per esempio chi ritrova una pace interiore e un senso di sicurezza personale soltanto vedendosi in un percorso volto alla ricerca di un senso di perfezione.

C’è invece chi ha la costante sensazione di non valere abbastanza e di non essere degno di apprezzamento; l’intervento chirurgico risulterebbe poco risolutivo, come è nel caso di una persona con una depressione latente, caratterizzata dalla rassegnazione; si può  vivere il nuovo aspetto come un inganno (“in verità non sono bello…”) o con l’aspettativa di deludere comunque gli altri.

C’è ancora chi ricerca una maggiore garanzia di essere ben visto, ben voluto e giudicato positivamente dagli altri, per sfuggire da una certa forma di ansia sociale.

C’è infine chi basa la propria identità solo sull’apparenza fisica, come è il caso di una persona psicosomatica.

Le motivazioni

Ci si chiede quindi fin dove può arrivare una scelta “sana” di ricercare l’intervento chirurgico, indagando le reali motivazioni che sono alla base.

La psicoterapia può accompagnare la persona a porsi domande volte ad analizzare le reali motivazioni, le aspettative (realistiche o illusorie), il proprio modo di vedersi e di pensare; è un percorso che porta a chiedersi quanto si è disposti a non sottoporsi all’intervento, quale sarebbe la conseguente qualità di vita, quanto si possiedono le risorse/possibilità di giungere comunque ad una serena accettazione di sé anche senza intervento o quanto l’intervento è l’unico modo per accettarsi e sentirsi accettato dagli altri. Ci si confronta con sé stessi valutando se è possibile vivere serenamente anche senza intervento chirurgico e quindi se è veramente necessario. Ci si interroga quindi su quali aspetti di noi stessi vogliamo basare la nostra autostima e l’accettabilità da parte degli altri.

Lo psicoterapeuta accompagna a comprendere se il bisturi è sufficiente a colmare quei buchi di sicurezza che ci caratterizzano, se è possibile convivere serenamente con i propri limiti-imperfezioni e quale significato riveste il corpo per noi.

La motivazione verso l’intervento chirurgico  può essere rivolto ad un maggiore senso di auto-apprezzamento che è fonte di benessere, ma allo stesso tempo si corre il rischio che il corpo non risponda in modo soddisfacente alle immagini mentali che ci siamo creati di esso.

Spesso non si è capaci ad esaltare il proprio valore personale in modo distaccato dal corpo, data la difficoltà a riconoscerlo. Si rischia di entrare così in un’ottica agonistica tramite un confronto continuo con gli altri, con la speranza di rimarcare il proprio valore.

L’intervento di psicoterapia ha l’obiettivo quindi di accompagnare la persona a conoscere le proprie motivazioni, la rappresentazione che ha e che vorrebbe avere di sé.

E’ possibile arrivare a convivere serenamente con i propri difetti fisici anche accettandoli arrivando ad vedersi positivamente.

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Dott. Pietro Mignano