Specializzato in psicoterapia cognitiva

Alcolismo: un aiuto dallo psicologo

PREMESSA

Durante l’infanzia andiamo alla ricerca del migliore senso di sicurezza e protezione che ci sembra più congeniale nel contesto socio-famigliare in cui viviamo.

Sulla base delle prime esperienze vissute deriva l’autostima e il modo di percepire noi stessi e gli altri. Ne conseguono anche le aspettative sul nostro essere al mondo: ci possiamo vedere persone in gamba, capaci, all’altezza, degne di affetto, attenzione e di ascolto… o meno

Le persone con una bassa autostima si fidano poco di sé e delle proprie sensazioni, si consentono poco l’ascolto e la soddisfazione dei propri bisogni. Sono pervasi dal senso di impotenza, dal bisogno di ricercare un’approvazione, dalla scarsa tolleranza alle frustrazioni e da difficoltà di relazione con gli altri; non riescono a vedersi in modo accettabile e non intravedono la possibilità di costruire rapporti sereni con il prossimo e con il mondo.

DIPENDENZA DA ALCOL

Il consumo alcolico risponde al bisogno di ricercare un maggiore senso di efficienza personale e maggiore possibilità di ricevere stima ed apprezzamento; rappresenta quindi un tentativo di recuperare maggiore amabilità nel caso in cui la persona si sia sentita poco ascoltata nei propri bisogni di accettazione.

L’alcol viene visto come il mezzo più immediato per risolvere i problemi, per superare ciò che è andato storto e per tollerare meglio le frustrazioni. Esso offre infatti l’impressione di poter gestire sgradevoli emozioni conseguenti al modo di percepire noi stessi e ciò che ci circonda.

La persona che ricorre all’uso di alcol insegue forme di idealizzazione di sé e degli altri, esercitando un severo controllo volto alla ricerca del perfezionismo. Va incontro inevitabilmente ad una sensazione di fallimento e di frustrazione, tanto che alla fine vede l’alcol come unico mezzo per non pensare.

L’alcol funge come arma per combattere l’ansia, il dolore e la depressione; fornisce la sensazione di estraniarsi dalla realtà, offre la possibilità  di non vedere quell’immagine di sé che non piace… permette di non sentire le emozioni di dolore, ansia, vergogna, colpa…

LE ORIGINI DELLA DIPENDENZA

L’alcolismo non è da considerarsi solo come una problematica individuale, bensì come espressione di un sistema di relazioni caratterizzate da uno stile di comunicazione ambiguo e poco chiaro. Il sintomo alcolismo cioè si presenta in un singolo individuo, ma è conseguenza dello stile di vita dell’intera famiglia (Selvini Palazzoli, 1986), in cui la persona ha “imparato” a vedere negativamente sé stesso ed il mondo. L’assunzione di alcol diventa quindi il modo con cui si ha l’impressione di poter gestire al meglio le emozioni; può diventare parimenti la soluzione che la persona trova più fruibile per avere la sensazione di avere un punto di riferimento, una sicurezza.

L’ alcolizzato è solito vedersi infatti non degno di attenzione e affetto, non abbastanza capace e non abbastanza conforme alla contesto; non si considera all’altezza degli obiettivi che si impone o che teme gli altri si aspettino da lui. Il mondo esterno è vissuto come estremamente severo, giudicante, tanto da far sentire l’individuo sotto esame e sotto il costante sguardo critico del prossimo.

In tutto ciò subentrano i vissuti di abbandono, rifiuto e solitudine, in base ai quali si è soliti  interpretare i diversi eventi di vita passata, presente e futura, (“sono solo; devo farcela da solo…”).

PENSIERI ED EMOZIONI NELL’ALCOLISMO

Lungo la vita della persona alcolizzata le figure di riferimento principali non hanno generato la sensazione nel bambino-ragazzo di essere per loro speciale e non è avvenuto in lui un adeguato riconoscimento dei suoi bisogni. Le conseguenze sono il senso di colpa, il senso di non valere abbastanza e il senso di impotenza, con le relative emozioni di ansia, vergogna e rabbia.

La risposta a queste emozioni è l’idealizzazione  di come dovrebbe essere la realtà circostante, cercando di conseguire un ideale di perfezionismo, attraverso un rigido controllo su di sé e sugli altri.

L’individuo adotta la strategia di appoggiarsi all’uso di alcol per fare fronte alla fatica e alle emozioni negative conseguenti alla sensazione di un fallimento, che subentra quando prende contatto con l’impossibilità di raggiungere la perfezione.

L’alcol risponde al bisogno di avere un’immagine positiva di sé, di avere maggiore affetto verso sé stessi e di non vivere in modo distruttivo ciò che si interpreta come insuccesso o perdita.

Aiuta altresì a superare le emozioni disturbanti, senza che tuttavia l’individuo riesca ad effettuare un’analisi a priori dei pro e dei contro del proprio comportamento di consumo/abuso.

Il disturbo di dipendenza dal consumo di bevande alcoliche è presente quando si attivano i meccanismi di tolleranza, dipendenza e astinenza che determinano il bisogno di proseguire il consumo, anche quando ci si è resi conto del danno derivante dal consumo e si vorrebbe interrompere l’assunzione.

TERAPIA

A livello terapeutico occorre operare su due fronti: sia sul sintomo, cioè sui comportamenti di assunzione delle bevande alcoliche, che sulle variabili che fungono da contorno del sintomo (variabili ambientali e contesto di vita). E’ necessario quindi coordinare un intervento sul fisico (corporeo) facendo notare gli effetti fisici e mentali derivanti dall’uso di alcol, e un intervento sugli aspetti psicologici e quindi sulle percezioni che il soggetto ha di sé, del mondo e delle bevande alcoliche.

Si accompagna quindi la persona a gestire diversamente le emozioni e gli stati mentali vissuti come disturbanti.

La terapia non si pone come primo obiettivo la cessazione del consumo di bevande alcoliche. Si prendono invece in esame alcuni tratti di personalità individuali che si presentano con maggiore frequenza negli alcolisti (Bergeret, 1984), quali per esempio: la tendenza ad assumere un ruolo passivo e di dipendenza dagli altri o dall’ambiente, la scarsa definizione dell’identità sessuale, la bassa autostima, il poco controllo dei propri impulsi o la facile suscettibilità alle frustrazioni.

Il terapeuta aiuta il paziente a prendere nota e consapevolezza delle proprie emozioni che precedono, accompagnano e seguono l’uso di alcol. In particolare si chiede di tenere traccia di:

  1. Eventi che precedono lo stato emotivo che determina l’assunzione di alcol
  2. Pensieri che subentrano prima, durante e dopo l’assunzione
  3. Emozioni provate e che la persona è in grado di ricordare e nominare
  4. Comportamenti messi in atto per superare al meglio il momento che è stato vissuto in modo problematico

Questo avviene attraverso un aiuto che è fornito dalle schede ABC e grazie l’invito tenere un diario dei momenti di consumi di alcol (Guidano, 1988; Semerari, 2002)

CONCLUSIONI

A livello di psicoterapia quindi:

  1. Non è possibile partire dall’obiettivo di eliminare l’uso della sostanza, senza prima comprendere insieme al paziente il ruolo assunto dalla sostanza stessa: l’alcol risponde ad un bisogno, serve a coprire il dolore e un senso di vuoto che altrimenti rimangono tali. E’ necessario comprendere la motivazione di questo vuoto-dolore
  2. Bisogna rispettare i tempi della persona per attuare un cambiamento, ricordando che frequentemente sono messe in campo delle resistenze ricercate come difesa della propria identità.
  3. E’ utile condividere sempre nuovi obiettivi: quello di ridurre l’uso dell’alcol e quello di lavorare sul bisogno esistenziale a cui riesce dare risposta solo l’abitudine alcolica.
Condividi l'articolo sui social

Abbiamo parlato di:

Fissa un appuntamento

Fissa un appuntamento

CONTATTAMI

Compila il modulo

347 9809233

Clicca per chiamare

Leggi la nostra Privacy Policy
_DSC7370

Invio richiesta riuscita.

Verrai ricontattato al piu’ presto per fissare un eventuale appuntamento.

Dott. Pietro Mignano